Una città a misura d’arte
Pubblicato 8 mesi fa alle 11:39. Commenta
Pietrasanta ha sempre prosperato attraverso l’arte, la cultura ed il turismo.
La cultura non è un concetto astratto, è una cosa viva: è il prodotto di artisti e artigiani che danno corpo alle idee trasformandole in opere d’arte perché possano essere ammirate da tutti.
Per secoli questo connubio di artisti e artigiani con la città ha fatto la fortuna di Pietrasanta e ne ha forgiato la sua identità.
Generazioni di scalpellini, scultori, fonditori, mosaicisti hanno legato la propria vita ed il proprio lavoro al nostro territorio. Su questa base è proliferato un rispetto e un amore per la Cultura, che fra i suoi tanti frutti ha dato anche una Biblioteca che fino alla metà degli anni Novanta era considerata all’avanguardia nella vasta offerta del panorama bibliotecario regionale.
La delocalizzazione dei laboratori, il mancato potenziamento della Biblioteca e la scarsa attenzione per le reali dinamiche socio-economiche legate all’arte, la penuria di luoghi pubblici destinati all’espressione dei talenti, hanno avuto come conseguenza inevitabile lo scadimento della cultura pietrasantina e quindi, progressivamente, un annacquamento della sua identità culturale, che oggi rischia di dissolversi per sempre.
Recuperare il rapporto tra la città e il mondo dell’arte è dunque di fondamentale importanza per rimettere in moto l’economia del nostro territorio.
Come fare?
La strada giusta da seguire deve essere quella di valorizzare e mantenere integre e protette la qualità e l’unicità di Pietrasanta, sostenendo anche la sua immagine internazionale e la sua identità culturale.
Si devono quindi affrontare una serie di tematiche correlate, come una più ampia visione del territorio, un diverso approccio culturale e un più aggiornato concetto di turismo sostenibile, dove venga premiata la qualità e non la quantità.
PROGETTI PER UNA CITTA’ A MISURA D’ARTE
Attraverso il coinvolgimento delle categorie interessate e degli Enti del nostro comprensorio territoriale, bisogna promuovere il ritorno alla “filiera corta” del lapideo (cioè estrarre e lavorare in loco). Essa potrebbe trovare il suo naturale concretizzarsi attraverso sostegni all’artigianato e con incentivi a chi non delocalizza la produzione manufatturiera.
Creazione e/o potenziamento delle scuole di formazione professionale legate a marmo, bronzo, mosaico. Ridare valore, dignità a questi mestieri, riqualificandone anche socialmente l’importanza, stimolando la conoscenza diretta di queste competenze uniche al mondo, favorendo la ‘tradizione’ del sapere dei nostri artigiani e ‘ricreando’ l’epopea del lavoro artigianale anche con mostre di alto profilo.
Il centro storico di Pietrasanta deve ritornare il fulcro della cultura della nostra città. La riorganizzazione del Centro culturale “Luigi Russo” e della Biblioteca diventa quindi di vitale importanza, aumentando l’offerta educativa con un miglioramento dell’orario di apertura e dei servizi al pubblico e la presenza costante di eventi culturali che spazino dall’arte, alla musica alla letteratura. Questo spazio, riqualificato e ampliato con il recupero di tutta l’area del Sant’Agostino – compresa quella che accoglie oggi l’Istituto per geometri Don Lazzeri – si arricchirà con il ritorno dell’Archivio Storico nel centro cittadino e con il ripristino del Museo archeologico “Bruno Antonucci”. Un polo museale complesso, dislocato nell’area Sant’Agostino-Palazzo Moroni-Palazzo Panichi, che spazi dall’arte antica, all’arte contemporanea, alla scienza (Museo Barsanti).
A completamento di questo percorso, è importante il recupero e il restauro della Rocca di Sala, trasferendovi magari il Centro Studi Giardini (oggi dimenticato in Biblioteca) e attivandovi un punto di sosta e di ristoro. Il recupero del complesso murario deve comprendere anche: la riqualificazione dell’area verde circostante, il miglioramento del percorso che dalla piazza Duomo porta alla Rocca e l’accessibilità anche in automobile (riaprendo il collegamento con la strada di Capriglia).
Tenuto conto che le mostre estive nel centro storico sono e devono rimanere un veicolo di promozione turistico-culturale, è importante che esse abbiano un’effettiva ricaduta sul territorio e privilegino quei talenti che lavorano o hanno lavorato in Versilia. I grandi nomi che vi partecipano potranno poi farsi promotori dei nuovi artisti, anche grazie alla creazione di premi appositi. Il calendario delle mostre – che va il più possibile destagionalizzato – dovrà mirare anche alla creazione di eventi che contribuiscano alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico esistente.
Parte fondamentale della cultura pietrasantina è il teatro della Versiliana. Bisogna ritornare alla presentazione di un cartellone teatrale degno di questo nome e ripristinare il legame tra la Versiliana e il centro storico. Non rappresentano due mondi diversi e due modi di fare cultura diversa. Qualsiasi azione che li riguardi deve essere fatta in nome dell’eccellenza.
Una città d’arte che si rispetti deve avere una grande attenzione al mondo giovanile a cui tramandare il suo sapere e la sua cultura. Dovranno essere quindi individuati spazi come l’Area dell’ex cooperativa da destinare ad un polo multifunzionale con sala musica, palestra, laboratori interattivi e sale espositive, dove oltre ai giovani possano trovare spazio per lo svolgimento delle proprie attività anche tutte le associazioni presenti sul territorio, una risorsa fondamentale e un veicolo di aggregazione da potenziare e incentivare.
Per riportare Pietrasanta nel solco della sua internazionalità sarebbe importante anche incentivare con più convinzione il premio Carducci e il premio Barsanti. Premi dedicati a due personaggi che con le loro opere hanno varcato i confini dell’Italia. Un canale per internazionalizzare i premi potrebbe essere, almeno nella fase iniziale, quello dei gemellaggi con le città europee. Quindi riqualificare anche i gemellaggi, non solo come meri appuntamenti culinari, ma come momento di crescita culturale. I gemellaggi che Pietrasanta ha stretto con le città di Villeparisis, Grenzach Whylen ed Eucassines devono quindi rappresentare il veicolo di storie, tradizioni e soprattutto idee riguardo al futuro di queste comunità.
